Pasquale Funaro

Lisetta Cersosimo "Poetessa di Calabria"


"Che Bel Paese è il mio Paese"

Lettura e riflessioni

 

Fra le numerose ed efficaci risonanze delle opere letterarie, quelle dei "siti" sono, senza dubbio, se non le più importanti, alcune delle componenti più plastiche, più incisive e più utili di esse, in quanto, funzionando come quadri scenografici dell'opera, ne facilitano l'acquisizione e la memoria.

"Quel ramo del lago di Como …", di manzoniana memoria;

 "Il castello di Fratta e la sua celebre cucina", di Ippolito Nievo; Le "Langhe", di Cesare Pavese; ecc …

Siti riccamente descritti dagli autori e rimasti nella memoria del lettore come precisi e magici punti di riferimento, depositari di primitive emozioni, di piacevoli echi dell'animo.

Ma che un sito diventi un'opera letteraria non era mai accaduto! Almeno finora. Nella raccolta di poesie "Che Bel Paese è il mio Paese" il sito di San Lorenzo Bellizzi, permeando quale unico e maestoso scenario l'opera preziosa e di alto valore letterario ( come vedremo ) di Lisetta Cersosimo, diventa di per sé un'opera letteraria. Non poteva esserci un titolo più appropriato di questo. Un Paese con le sue bellezze e con i suoi incanti. Una Poetessa con il suo canto lirico, appassionato e coinvolgente. Due opere letterarie in una, per merito di questa fine Poetessa calabrese.

San Lorenzo Bellizzi, piccolo paese della provincia di Cosenza, al limite del confine calabro - lucano, posto nella parte centro - orientale del massiccio del Pollino, usufruendo delle bellezze di quel meraviglioso ed imponente omonimo Parco Naturale, ha una posizione geografica particolarmente interessante ed unica. Splendide e selvagge montagne, paesaggi incantevoli, un artistico paesino da presepe, senza tempo, di una Calabria, che non ti tradisce, se la guardi con attenzione e con amore; un "piccolo mondo antico" che ti trasmette sensazioni meravigliose, echi ancestrali, emozioni durature.

- La vetta del Dolcedorme … il fiume Raganello …

" ... su rilievi eccitati

e su paesaggi eccitanti  …"

……….

Una piacevole sorpresa per me, lettore - amatore di poesia, che nella problematica complessa ed irresolubile e nella produzione oceanica della poesia moderna raramente riesco a trovare un canto poetico di luminosa intuizione ed eccellente fattura: un canto che, indipendentemente dall'autore e dal luogo, riporti e trasmetta un messaggio di valenza universale, e che pertanto diventi "classico", nell'accezione maggiormente riconosciuta del termine. "Si dice "classico" uno scrittore che fa vibrare di un'intima emozione d'autenticità ogni nuova generazione ed ogni nuovo lettore; uno scrittore che ci provoca una commozione di cui a posteriori non abbiamo da pentirci".

Non si finisce mai di imparare, di conoscere nuove "cose".

È vero, nessun detto è più vero di questo!

Da molto tempo la Poesia, quella vera, risulta introvabile; al suo posto c'è un diluvio di "non poesia", di un poetare annacquato, falso, inautentico. Fra i tanti "…ismi" in questo secolo ha fatto da padrone l'ermetismo; oggi qualcuno, addirittura, parla di "neo - ermetismo, senza sapere cos'è, senza darne alcuna spiegazione valevole letterariamente. È un fiorire continuo di velleitarismo edonistico, di nullismo contenutistico ( l'ho già detto altre volte ), che nella maggioranza dei casi si riduce ad "impostura"; e là dove non si può parlare di impostura si tratta quasi sempre di tentativi mal riusciti. Con l'ermetismo ( lo sanno tutti ) si è tentato di "esprimere l'inesprimibile" con una tecnica di linguaggio che, al contrario delle intenzioni, ha reso "incomprensibile" il comprensibile. Al di fuori della riuscita esperienza di alcuni ( Ungaretti, Quasimodo, Montale, …e pochi altri ), l'ermetismo è diventato una endemica moda di volere essere poeta e scrivere poesia, senza avere il "dono" della poesia, di volere esprimere le proprie elucubrazioni mentali, senza adeguata capacità di linguaggio. Un irrefrenabile desiderio ( non bisogno ) di scrivere senza motivo plausibile, senza alcuna giustificazione. Ne viene fuori una produzione vasta e incomprensibile, un fiume di parole senza senso, messe lì a caso. Il lettore, per quanto bravo e paziente, dopo aver letto e non capito alcunché, sente il bisogno di rivolgersi (impossibile!) all'autore conosciuto e chiedergli spiegazione. Come si può notare, questo modo di "far poesia" si riduce ad una vuota costruzione cerebrale ( ove il cervello esista ), che soddisfa e può essere capita soltanto da chi l'ha costruita. C'è un detto paesano che dice: "Lui se la suona, lui se la sente."

………

Fortunatamente , ogni tanto accade un miracolo: fra il "molto" e il "niente" dell'oceano pseudo - poetico ecco la sorpresa di un libro di vera poesia, come quello della Professoressa Lisetta Cersosimo. Una poesia che, pur nella speciale e ben riuscita struttura sintetica, risulta comprensibile e avvincente per il lettore, il quale ne diventa partecipe, fa suo il mondo della Poetessa, lo vive, ne patisce e ne gode. Un titolo appropriato, dicevo all'inizio, ma questa affermazione potrebbe risultare riduttiva per il valore dell'opera, se la si pensasse soltanto come pura rappresentazione figurativa di un paese natale, nella forma magari semplice di una filastrocca celebrativa. Appropriato, perché parla di quel Paese come unico e totalizzante luogo della memoria. Ma la Poesia della Cersosimo è molto più profonda della descrizione di un luogo di memoria; è la vita, il palpito e il canto della sua anima vagante e vigile, ricettiva e generosa, che Ella offre con la "scultura" dei contorti dirupi e delle ripide pareti del Dolcedorme, con la "musica" dello sciabordio allegro e inneggiante del Raganello, con la "pittura" dei mille colori della ricca e varia campagna sallorenzana. La poetica di Lisetta Cersosimo è, senza dubbio, di alto valore formale (elitaria, forse) e di ricca ed estesa corposità contenutistica.

Essa si snoda prevalentemente nel rapporto tra l'Io della Poetessa e le multiformi realtà che La circondano e La coinvolgono ( cose, persone, fatti ), con le relative implicazioni soggettive e universali. Un rapporto continuo, esistenziale, arricchito e nobilitato dalla sua naturale bontà d'animo e dalla finezza e profondità dei suoi sentimenti. Nella maggior parte dei componimenti si nota ( e si accetta piacevolmente ) un metodo di costruzione apparentemente semplice, ordinato, quasi obbligatorio, ma alquanto difficile da imitare, per la bravura, la perizia e la potenzialità linguistica e culturale di cui Ella dispone. Un metodo, cioè una preparazione, una impalcatura, uno scenario, nel quale il rapporto tra Lei e la realtà oggettiva e contingente viene presentato in mille sfaccettature policrome e multiformi, con immagini molte volte inconsuete, ma profondamente sentite e incisive, un rapporto felicemente descritto in una forma essenziale e sintetica, di perfetto realismo ermetico. Realismo ermetico che non nasconde l'idea e il messaggio ( cosa che avviene nei grandi poeti ermetici e, ahimè, ancor più negli inutili e innumeri imitatori ), ma li presenta con un'espressione chiara, semplice, luminosa ( almeno per gli intenditori - amatori ), che viene impreziosita dalla profondità e valenza del loro significato. Ne consegue una poetica particolarmente elevata e felice, e una fruizione molto gradevole per l'animo del lettore.

Una poetica elitaria, forse, ma una ricchezza di vocaboli, rari o eletti o non molto usati, che risplende propizia e opportuna in questa epoca di impoverimento del linguaggio.

Le nuove generazioni ( è un dato di fatto incontestabile ) non sanno parlare, usano pochissime parole della ricca lingua italiana, il loro esprimersi è quasi cavernicolo, fatto di suoni estranei, di gerghi importati o inventati. Le poesie della Cersosimo, oltre all'indiscusso valore estetico e letterario, offrono un esempio, un testo sul quale si potrebbe impegnare lo studio dei nostri studenti. La potenzialità della sua cultura Le offre la possibilità di esprimere con ricchezza e proprietà di linguaggio ogni fotogramma del suo sentire. Ne deriva ( mi si perdoni questo impossibile ossimoro) una poetica "solare - blandamente ermetica". Anch'io ritengo che la lingua aulica, quella fatta di vocaboli ricercati, rari nell'uso e a volte inventati, senza il suffragio di un contenuto minimo plausibile, non fa poesia.

Ma, quando non si tratta di un "vezzo" gratuito, di una ricercatezza buttata lì a caso, quando l'intero corpo dell'opera di un artista è fatto di materiale di prima categoria, di marmo pregiato, e il suo scalpellare è tipico della sua arte, è un dono di natura, è un timbro personale, quando tutto questo si realizza, si può affermare che è una lingua che non fa poesia? Basta leggere una poesia della Cersosimo, cogliere la profondità dei suoi sentimenti, la ricchezza e l'intensità dei colori usati, la leggerezza e la soavità dei suoi tocchi di pennello e si capirà che tutto questo non poteva avvenire, se non con un linguaggio altamente ricco e prezioso.

"La poesia è una comunicazione dell'animo umano, espressa in una forma gentile o impreziosita."

Una definizione, questa, che torna a favore della Cersosimo. Un ricco mondo interiore e una ricchezza di sostantivi, verbi e aggettivi, con i quali Ella riesce ad esprimere tutte le tonalità della scena. E la aggettivazione copiosa di pochi nomi - sostantivi - pilastri diventa per il ghiotto lettore la piacevolissima ( e molto utile ) scoperta di un mondo poetico meraviglioso, dal quale è difficile staccarsi e con il quale si vorrebbe convivere. La Poesia della Cersosimo dà un impulso nuovo e un po' di salute alla poesia moderna, che brancola per la maggior parte tra un "guaire" e un "non dire".

Ella apre la mente, il cuore e l'anima al mondo che La circonda, ne fotografa ed enumera le infinite esistenze e descrive le sensazioni, le impressioni e le emozioni che da esso riceve, con un linguaggio immediato, asciutto, stilizzato e culturalmente ricco, privo di ingombranti impalcature grammaticali e sintattiche; un linguaggio poetico che non è "chiuso ermeticamente", ma coperto da una leggera velatura, una soffice patina trasparente, che rimanda interamente all'esterno la luce, la bellezza e la soavità del contenuto. Il lettore attento e provveduto coglie l'incanto delicato dei suoi versi, ma resta ancor più stupefatto dal colorito e ricco linguaggio col quale Ella riesce ad esprimere( e lo fa in forma eccellente ) tutta la profondità del suo animo, la variazione dei suoi sentimenti, l'intensità delle sue emozioni, le risonanze del mondo che La circonda. In particolare, il micro - mondo di San Lorenzo Bellizzi, piccola, sperduta, ma pur sempre luminosa perla della Terra di Calabria. Una Terra senza più storia, senza più futuro, forse, ma il cui patrimonio spirituale Ella cerca di salvare con la "magia" della sua meravigliosa poetica. Le risonanze profonde e intense del suo animo coinvolgono la sua mente, serena, riflessiva e umanamente ricca , in ogni frazione del tempo; ne scaturisce  un potente caleidoscopio con il quale Ella riesce a scomporre in mille sfaccettature ogni realtà del suo vivere poetico: se stessa, le cose che La circondano, gli altri, in ogni istante,  nelle diverse forme e significazioni, come fotogrammi staccati da una pellicola. Intuizioni, percezioni "inattese", quasi nuove, eppure eterne, perché sempre esistite. La Cersosimo fa "auscultare" la natura del "sito" di San Lorenzo esprimendone tutta la musicalità, con la ricchezza dell'esposizione di tante piccole e grandi cose, offerte con altrettanta ricchezza di aggettivazione. Naviga attenta e incantata tra le infinite e libere ramificazioni del pensiero, cogliendo il "nesso" tra lo scorrere del tempo e le cose, tra la luce e le cose, tra il suo stato d'animo e le cose. Col suo "voyeurismo" uditiva cogliere brillanti e raffinate percezioni nel silenzio musicale e pittorico del paesaggio. Suoni, rumori, profumi ( che finezza in questi versi! : " … e annusarne l'esalazione / attizzata e rediviva" ), forme definite e volubili, armonie e disarmonie, tutto un mondo di piccole presenze, con il quale Ella cerca di rendere duraturo quel "piccolo mondo antico", che ha lasciato da tempo, che non ritrova e che rimpiange, ed eternare quelle lente scene d'antan, oggi disturbate dal tran tran del modernismo, da "reti sovrane" e "grigio cemento".

………

Ad ogni luogo, ad ogni cantuccio, ad ogni persona, ad ogni cosa

( piante, animali, oggetti ) della nostra infanzia e della nostra giovinezza siamo rimasti legati da una sensazione fisica, da un ricordo nella nostra mente, da un palpito della nostra anima; in ognuno di essi abbiamo lasciato un pezzettino del nostro cuore, quando ce ne siamo allontanati. Rivedendoli , oggi, da "frontalieri" ( forse definitivi, naturalizzati ) o da "turisti girovaghi" sembra che ogni pezzettino di cuore voglia ritornare al suo posto, e con ogni pezzettino … ogni luogo, ogni cantuccio, ogni persona, ogni cosa.

Ecco la memoria e l'emozione, ecco l'incanto e il canto della Poesia. È questa la sublime lirica di Lisetta Cersosimo!

………

Saltando dedica, prefazione e introduzione, come è mio costume di libero - lettore - amatore, ho letto il libro della Cersosimo dalla prima all'ultima poesia, con molta attenzione e senza pregiudizi. Non c'è voluto molto per capire che mi trovavo davanti ad un libro diverso da quelli che copiosamente mi vengono affidati per una lettura - studio: un libro, un'opera, una presenza diversa.

Procedendo pagina dopo pagina ho cominciato a sentire, a vedere, a toccare ( quasi ) qualcosa che, evaporando dalle parole e dai versi, andava sempre più materializzandosi magicamente in tante forme diverse, mobili e multicolori. Fantasmi di luoghi vivificati, di piante e fiori esalanti un universo di profumi, di danze entomologiche su corolle odorose, di vite umane passate e ancora parlanti, di nuvole multiformi, di rocce, di declivi, di calanchi, di stradine, di orti, di giardini, di bimbette saltellanti, di miti vecchietti e amati nonnini. Tutto un mondo che è appartenuto e appartiene a questa sublime ("sublime non è un aggettivo messo a caso ) Poetessa  e che Ella generosamente ha voluto offrire agli Amanti della Poesia e a tutti quelli che conservano ancora nel cuore la salutare, vivificante e confortevole capacità di commuoversi. È con vero piacere che poi ho letto la dedica e l'introduzione dell'autrice e la prefazione del Prof. Leonardo Larocca: quest'ultima basta da sola ad evidenziare il valore umano e artistico della Cersosimo e il contenuto della sua opera. Nella dedica, nella introduzione e nei "Pensieri di una sognatrice" c'è tutto il pensiero dominante della Poetessa: l'amore per il suo piccolo grande Paese di San Lorenzo Bellizzi, l'amore per i suoi compaesani, il desiderio di poter realizzare tanti suoi sogni, di far rivivere ed "eternare"   (almeno nella  memoria) quel mondo semplice, buono e sereno, dove tutti sono "autentici poeti, detentori di sentimenti sinceri, di simpatia, di gentilezza, d'ironia e di una visione filosofica tutta particolare nell'affrontare la vita con estrema onestà."

……….

Non sono mai stato a San Lorenzo Bellizzi, non mi è mai  capitata l'occasione, e so che raggiungerlo è faticoso, perché è alla fine di una strada lunga e tortuosa …"alla fine del mondo". Ma con il libro della Cersosimo sono riuscito a conoscere bene questo piccolo e amabile Paese, a "fiocinarlo" e ad immaginarlo in tutti i suoi particolari, nella splendida cornice dei monti che lo circondano. Qui la Serra del Dolcedorme, là la Serra di Crispo, qui la Timpa di San Lorenzo, più in là il monte Sparviere, e in mezzo, solcata dal limpido e gioioso Raganello, la valle in leggero pendio sulla quale sovrasta, umile nelle vesti e imperioso nello sguardo, questo Paese che la Poetessa Lisetta Cersosimo ha immortalato, affidandolo all'etereo ed eterno mondo della Poesia, e alla mente e al cuore di quelli che non vivono solo del quotidiano. Invidio i Cittadini di San Lorenzo Bellizzi, per il loro Paese che la Concittadina ha reso magico, caricandolo di comuni e sempre vivi significati ed impegnandolo permanentemente col nettare del suo amore, dei suoi sogni, dei suoi desideri. Se mi fosse concessa un'altra , forse sceglierei di nascere a San Lorenzo Bellizzi, per vivere in questo ombelico del mondo della Poesia, lontano da clamori, da ideali traditi, da speranze deluse, da vuoti "politicanti" e "sciocchi padroni", e da un mondo serioso e "inodore".

Ho parlato di pensiero dominante, rilevato dalle dichiarazioni dell'Autrice. Credo, però, che la Cersosimo sia stata molto modesta nella sua annunciazione introduttiva e nei suoi "Pensieri di una sognatrice". Il nitore della sua anima L'ha indotta a presentarsi con umiltà e pudicizia, quasi nel timore che il suo mondo poetico non fosse degno di essere presentato e cantato ad alta voce dinanzi ad una più vasta platea letteraria. È  vero che nel suo libro ha espresso tutto quello che era nelle sue intenzioni e nei suoi pensieri sognanti … ma la poesia della Cersosimo ( e mi ripeto ) è molto più profonda di quanto Lei stessa voglia benevolmente limitarla, entro i limiti, cioè, di un rapporto tra il suo Io e il suo "piccolo mondo", antico o moderno che sia.

"A volte un lettore - amatore trova in un'opera più significati e più ricchezze di quanto gliene abbia messo l'autore, del quale riesce a cogliere anche tante facce diverse."

Le mie osservazioni fatte fino a questo momento sulla poetica della Cersosimo sono quelle che scaturiscono dalla visione d'insieme della sua opera, tutto quanto ho sentito di dire come sunto finale dopo la lettura. Ho stabilito la  maturazione, la bellezza e il valore di un " grappolo d'uva pregiata" nel suo insieme, guardandolo e giudicandolo come grappolo, anche se da una distanza ravvicinata. Ma il sapore dell'uva si gusta solo mangiandola un chicco per volta, uno dopo l'altro, rinnovando più volte il piacere della sua dolcezza.

Così è per le poesie della Cersosimo: se gustate una per una, rileggendole più volte   (quanto si voglia ), esse offrono una dolcezza straordinaria, sempre viva e presente, fatta di mille sapori, rendono immagini plastiche e mobili, curate nei minimi particolari, testimoniano la ricchezza espressiva dell'Autrice, regalano al lettore il piacere di tanti meravigliosi passaggi poetici, tante preziosissime e rare "chicche" letterarie. A questo punto invito il lettore ad addentrarsi nella lettura del libro, poesia dopo poesia, verso dopo verso; relativamente alla propria capacità di fruizione e di giudizio, egli ( il lettore ) avrà modo di rimanere incantato ad ogni passo della lettura, e ne sarà conquistato, e non se ne vorrà staccare.

Se mi trovassi i un'aula di studenti amanti di letteratura, richiamerei  la loro attenzione, per ore, e aprirei i loro occhi sul mondo poetico della Cersosimo, centellinando ogni verso, spiegandone il senso e le metafore, e cogliendone le miriadi di perle e di gemme poetiche.

In questo mio piccolo scritto non è possibile rilevare tutta la ricchezza contenuta nella sua poetica, tanto meno fermarmi soltanto su alcuni passi di qualche poesia; farei un torto al libro … e alla sua Autrice.

Ma … come contenermi dinanzi a "chicche" come quelle che riporto qui di seguito?


Sulla collinetta ventosa

… acciuffavano il sollievo

e la notte

sollecita e colloquiale …


Contro corrente

Irriguardose d'un pubblico

inesistente

le loro formosità s'appiattiscono

e … posseduti l'un con l'altra …


La vendemmia

Rotolavano d'un tratto

  le sembianze partecipi …

 

Incastonate nelle relative poesie tre gemme ( alcune delle tante ) vogliono significare semplicemente l'atto d'amore, quello divino, biblico, naturale e santo tra  l'uomo e la donna.

 

Le armonie della nonna

… e prendevo in lei dolcezza

come l'ape il polline nel fiore … 


Uno dei ricordi più belli della vita. La nonna …

Ma che sottigliezza, che soavità, che sfumature, che metafore!

Con questa raccolta di poesie di Lisetta Cersosimo si potrebbe fare una esauriente e profonda tesi di laurea in letteratura. In essa si trovano gli spunti più importanti tra quelli che incidono sull'animo umano e lo spingono al pensiero, al sentimento e alla poesia. C'è una ricca ( ricchissima ) messe di termini della lingua italiana: termini letterari perfetti e incisivi, termini non più in uso, altri derivati e finemente costruiti dall'Autrice, altri sconosciuti alla moltitudine degli Italiani ( anche quelli più istruiti ) e il cui significato si può conoscere soltanto con una buona enciclopedia o con l'intuito di una lunga esperienza letteraria. È un libro che non dovrebbe perdersi nella pletora delle pubblicazioni anonime; un libro la cui lettura dovrebbe essere favorita e incentivata presso un pubblico più numeroso e più vario, perché esso si adatta a più usi e fruizioni. Una pubblicazione di alto valore letterario, di ricco contenuto, di bellezza formale e di valore spirituale, umano e sociale.

Questo è il mio pensiero alla fine della lettura delle liriche di Lisetta Cersosimo; e credo di non sbagliarmi. Certamente  le mie riflessioni non finiscono qui; esse sono infinite, quante infinite sono le rifrazioni generate dal denso e luminosissimo raggio di luce emesso dalla poetica della Cersosimo. Nelle sue liriche, infatti, c'è abbastanza materiale per commentatori e critici, perché esse sono lievito, concentrato ed essenza di vera poesia. Ogni verso, ogni gruppo di parole ( a volte anche una sola parola ) sono come un grammo di lievito e di concentrato, come una goccia di essenza: da ogni grammo, da ogni goccia si può sviluppare, con una dissertazione seria ed onesta, una tematica vasta, un discorso ampio, una ulteriore disamina dei significati più profondi del suo messaggio e delle angolazioni più riposte della sua anima.

……….

Per la pace e la gioia del mio gusto estetico - letterario spero di conservare ancora per molto tempo l'apporto e l'influsso poetico dell'opera di questa fine Poetessa, dal cuore vibrante e melodioso come un'arpa divina. Da ricordare i suoi sentimenti dolci e profondi, i suoi pensieri incisivi, le sue frasi pittoriche e il suo ricco e prezioso linguaggio. Di ricordare San Lorenzo Bellizzi, sperduto Paese della mia Calabria, che la sua Poetessa ha immortalato come "sito" letterario, facendone un "Luogo della memoria" universale, divinizzandolo come un Paese mitico, da fiaba, come un porto di quiete, dove ogni anima sensibile e sofferta potrà sempre trovare la pace e il conforto.

Pasquale Funaro

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